- Monte Secine -



L'insediamento fortificato arcaico di Monte Secine con la sovrapposta fortezza medievale si raggiunge dalla località "La Difesa", lungo la strada montana che da Aielli porta ai Piani di S. Maria del Sirente: qui nelle vicinanze del fontanile a quota 1242 si svolta a sinistra lungo il sentiero della condotta idrica, sentiero che raggiunge la base del monte. Qui salgono due mulattiere (che ricalcano accessi antichi) fino a raggiungere la sommità a quota 1506. L'analisi dei resti visibili permette di riconoscere una fortezza medievale duecentesca, la famosa Rocca de Foce conquistata e distrutta nel 1230 dalle truppe imperiali di Federico II condotte da Bertoldo fratello del duca di Spoleto, con tracce di fortificazioni precedenti altomedievali. La struttura fortificata presenta una pianta ovaleggiante che si sviluppa per 320 metri con una larghezza massima di 75: le murature difensive in opera incerta medievale (spesse metri 1,15) presentano ben 16 torrette-rompitratta rettangole "a scudo" ed una sola porta ad ingresso "a baionetta" sul versante nord. Nell'interno si riconoscono tre torri ed un lungo muro diritto collegato con la torre-mastio sommitale, muro che proteggeva gli alloggi della guarnigione (strutturati "a pettine" su linee parallele) e due cisterne. La torre terminale ovest era a pianta triangolare, quella centrale, più antica (X-XI secolo), a pianta trapezoidale sghemba, mentre quella ad est era a pianta pentagonale e costituiva il mastio della fortezza: quest'ultima era impostata su un piccolo colle roccioso, protetta da antemurali e fossati esterni ed interni.
Alla base della recinzione medievale esterna si vedono il larghi muri (m. 2,50) in opera poligonale di I maniera appartenenti alla recinzione muraria del centro-fortificato marso ed acropoli di Caelum (in marso probabilmente ocri Caela), centro dotato di due porte a corridoio interno obliquo sui versanti nord ed ovest e fossati esterni in vicinanza delle stesse.
I ritrovamenti di materiali e frammenti ceramici relativi a tegolame e ceramica da mensa testimoniano una frequentazione del sito dalla seconda età del ferro (VII-VI secolo a.C.) fino al XIII secolo d.C.: una riutilizzazione del sito è documentata per il VI-VII secolo da una fibula romano-bizantina di bronzo a forma di pavone che potrebbe attestare l'utilizzo dell'altura durante la guerra Gotico-Bizantina del 537-538 (Grossi 1991, 207; Grossi 1998, 103-104).